top of page

São Mateus, 21 luglio 2025

Nelle città brasiliane vi è la chiesa dei neri.

La costruivano nei giorni e nelle ore libere dal lavoro. Gli schiavi, infatti, non potevano frequentare quella in cui andavano i loro padroni.

Si riconoscono facilmente in quanto sono dedicate o a san Benedito (che non è san Benedetto) o a Nossa Senhora do Rosário.


San Benedito lo si capisce: è un santo nero, loro patrono. Era un Africano, condotto nel Cinquecento in Sicilia come schiavo. (Eh, sì: per quanto ignorata dagli storici, c'è stata la schiavitù in Italia; basta osservare con un po' di attenzione le opere di pittori rinascimentali come Tiziano, Bellini, Carpaccio, in cui vengono rappresentati servitori africani.) Si dedicò alla vita religiosa in assoluta povertà come eremita ed entrò poi in convento. Molto venerato dal popolo per la sua carità, umiltà e profonda spiritualità, fu canonizzato agli inizi dell'Ottocento.


Ma perché "Nossa Senhora do Rosário"? Cosa c'entra con gli schiavi neri del Brasile?

Azzardo una ipotesi antropologica. La pratica religiosa della recita del rosario si avvicina per molteplici aspetti alla cultura ed alla spiritualità africane. Innanzi tutto per l'insistita iterazione. In una cultura orale, incentrata sui momenti collettivi e sui racconti epici dei Griot, la ripetizione di clausole rituali dal forte valore simbolico e dalla grande capacità di coinvolgimento emotivo svolge un ruolo essenziale.

Non fatico ad immaginarmi comunità di uomini e donne assorti con sempre maggior concentrazione - il contrario di quanto accade a noi - nella recita della catena di "Ave Maria", fino ad entrare in una sorta di trance dall'effetto straniante rispetto alle loro durissime condizioni di vita. Ancora oggi, soprattutto nelle aree rurali e nelle periferie, è diffusa la pratica della recita settimanale del "terço", "dos homens" e "das mulheres". Separati, come doveva avvenire nei secoli della schiavitù. "Terço", la terza parte: probilmente all'origine si effetuava il ciclo completo delle 150 "Ave Maria", scandite nella triplice serie dei "Misteri". Ed è appunto l'evocazione di questi "Misteri" che può essere vista come un elemento in profonda sintonia con il pensiero africano - eminentemente olistico - per il quale tutto è collegato mediante relazioni sotterranee, non immediatamente evidenti ma estremamente reali. Qui, poi, i riferimenti sono alla Passione, Morte e Resurrezione. Sofferenza e tormenti erano ben noti agli schiavi, rappresentandone la dolorosa quotidianità. La resurrezione,  affermazione dell'inesauribile forza e permanenza della vita che la morte individuale non distrugge perché si trasmette e perpetua nei discendenti - è l'idea portante dell'ancestralità: chiave di volta di tutto il pensiero africano - doveva loro apparire, ad un tempo, come promessa, riscatto ed affermazione dei valori della propria identità.


Vi è poi il tema della paternità - "Padre nostro": quasi un riferimento in chiave religiosa al ruolo sacro degli antenati - e maternità: "Madre di dio". Questa denominazine ed attribuzione, in particolare, doveva colpire tantissimo. In effetti si avvicina strettamente alla maniera di rapportarsi agli Orixás: entità proprie delle religioni africane tradizionali trasmigrate poi nei culti afrobrasiliani,  che noi consideriamo erroneamente divinità mentre rappresentano figure intermediatrici tra l'unico dio creatore - Olorum - ed il mondo naturale ed umano. Nella concezione africana c'è sempre bisogno di "qualcuno" - entità, forza, energia, spirito - che stabilisca e mantenga le molteplici relazioni che costituiscono l'eterno, vibrante tessuto della Vita.

Il rapporto tra l'adepto ed il "suo" Orixá - si tratta di una relazione strettamente personale - è di tipo parentale, tra figlio e genitore: "filho, filha  pai, mãe do santo". Così Maria - Nossa Senhora: donna e "Madre di dio" - incarna perfettamente, agli occhi e dal punto di vista della cultura religiosa e filosofica degli Africani, questa relazione: sintesi assoluta di un universo in cui umano e divino, materiale e spirituale, individuo e comunità, vivi e defunti, progenitori e discendenti, cielo (aruanda) e terra si intrecciano compenetrano alimentano e sostengono a vicenda.

 
 
 

Commenti


bottom of page