São Mateus
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Eloah: Speranza buona
Premurosa e sollecita, ogni volta Faiane fa visita alle nuove famiglie che arrivano smarrite, spesso da molto lontano, sulla discarica di São Mateus.
Fragile sistemazione la loro in baracche a malapena appoggiate sui rifiuti, ma la determinazione a trarne un lavoro dignitoso è ferma.
Eloha accompagna sempre volentieri la sua mamma Faiane. Occasione da non perdere per
divertirsi coi suoi coetanei, alla scoperta di giochi sempre “nuovi” fra i rifiuti della discarica. Tante rincorse, tante sfide saltando a piedi nudi le vaste pozzanghere nero-grigie che la pioggia, spesso torrenziale, lascia tra una baracca e l’altra. Senza curarsi degli urubú (avvoltoi), vigili e minacciosi, che instancabilmente sorvolano lo spazio conteso.
Raquel, Leo, Conceção, Miguel, Jaine: compagni di gioco e di lavoro. Per i meninos della discarica gioco e lavoro vanno insieme, ricerca di cose ancora belle e buone: cibo, vestiti, giocattoli vecchi e dimenticati che tornano a vivere fra le carezze di piccole mani pazienti e curiose. Meninos: vita, animazione e speranza. Quasi un piccolo mondo sereno anche sulla discarica che Eloah e i suoi amici, più o meno quattro – cinque anni, tengono viva.
È bello guardarli, lieti e curiosi, lasciare una scia di luce nel grigiore di quella putrefazione.
A sei anni Eloah va a scuola e frequenta il Centro che diventa la sua seconda casa. Qui sogna,
ride, canta, danza, vive. Mas sempre tem saudade: non vede più i suoi compagni di giochi che
l’estrema miseria costringe a lavori duri e violenti che li ammazzano di fatica.
Chiamati per nome, i ricordi riaffiorano e la poesia apre una breccia nell’animo sensibile di Eloah.
È difficile vedere!
Come è difficile vedere
soffrire un bambino
che si stanca lavorando
invece di giocare e studiare!
Svegliarsi presto e dormire tardi:
così è il lavoro schiavo.
Come è difficile vedere
un bambino che soffre!
Il lavoro schiavo
non è ricompensato
e non è buono.
Come è difficile vedere
un bambino che soffre!
Un bambino deve
giocare e studiare
per poi poter lavorare.
Come è difficile vedere
un bambino che soffre!
Come è difficile vedere
soffrire un bambino!
Ma se insieme lotteremo,
tutto questo finirà!
Con questa poesia, a dieci anni Eloah vince il primo premio in un concorso.

Eloah ora ha tredici anni e coltiva il sogno di diventare biologa per aiutare la vita a nascere, a
sbocciare anche sotto il peso di montagne e montagne di rifiuti. Per guardare alle cose belle; per apprendere dalla meraviglia di un piccolo umile seme che fiorirà e darà frutti. E vedere ciò che non è ancora ma che sarà.
“Uma benção, tia Maria, para mim”, chiede Eloah nel salutarmi, dopo avermi dato la sua. Nello scambio di benedizioni “o Deus conosco” [il Dio con noi] prende dimora.




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